La strada sale immersa in un bosco che si fa sempre più fitto. Abbiamo oltrepassato Figline, ci siamo diretti verso il Montanino e ora si inizia a salire davvero, su,  verso Vallombrosa. L’aria si fa più fresca e pura. La nostra meta è il Monastero omonimo ma le cose da fare e da vedere sarebbero tante.

Sono qui per il Premio Letterario Vallombrosa che  ha proclamato vincitrice la giornalista e scrittrice Luciana Castellina che ho avuto il piacere di intervistare per il libro (davvero interessante) Siberiana.

Pare proprio il caso di dirlo: in queste ultime settimane Vallombrosa e la sua Abbazia sono diventate per me una meta importante. Avevo qualche vago ricordo di gite scolastiche ma avevo dimenticato la bellezza di questa foresta (si chiama proprio così) e non ricordavo neanche l’imponenza dell’Abbazia.

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Ci troviamo a soli 35 chilometri da Firenze ma sembra di essere nel nord Italia: gli alberi sono alti e così fitti da non far quasi filtrare la luce del sole.  Siamo a circa 1000 metri e si sente,  in una riserva naturale che,  fino a qualche anno fa, era meta di “villeggiatura” di chi scappava dall’afa cittadina.

L’Abbazia ci accoglie in tutta la sua bellezza. Luogo di culto, di ritiro ma anche di accoglienza, appunto. Davanti all’immensa costruzione non è facile tornare con la mente verso la metà dell’anno 1000 quando San Giovanni Gualberto, fautore della riforma monastica, scelse questo luogo, che allora doveva essere proprio isolato, per dar vita ad una comunità religiosa. La prima chiesetta in pietra fu eretta nel 1058 ma appena 200 anni dopo sia la chiesa che il monastero si ingrandirono. Altri lavori seguirono nel XV secolo come il grande chiostro, la sacrestia, il refettorio con la bellissima cucina (dove c’era acqua corrente, freddissima ma corrente). Nei secoli successivi  seguirono altre costruzioni che fecero crescere il complesso, divenuto Abbazia nel 1713.

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San Giovanni Gualberto oggi è patrono dei forestali italiani e ogni anno, una regione italiana offre  l’olio che alimenta la lampada votiva che arde incessantemente sull’altar maggiore. La cerimonia si svolge il 12 luglio e mi dicono che sia molto suggestiva.

Segnato in agenda: 12 luglio andare a Vallombrosa. Sarà anche l’occasione per visitare la mostra  che dal 21 giugno al 31 ottobre 2014 sarà ospitata nel museo dell’Abbazia “i monaci e la cultura scientifica tra ‘600 e ‘800” dedicata a Galileo Galilei, che  in gioventù  fu novizio vallombrosano,  di cui ricorre anche il 450° anniversario della nascita.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 (costo del biglietto intero 3 euro, ridotto 2,50 euro). Saranno anche possibili visite guidate su prenotazione. A disposizione dei visitatori quattro appuntamenti con le “Visite Teatrali”, che avranno come titolo “De’ venti e del loro nascimento” il 24 e 31 luglio ed il 7 e 21 agosto alle 16. Ai partecipanti sarà offerto un divertente percorso all’interno della mostra e dell’abbazia in compagnia dei venti, per conoscere la loro natura e le loro proprietà. Uno spettacolo adatto a grandi e piccini, che terminerà con una dolce sorpresa.

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L’appuntamento con il teatro è previsto tutti i giorni dal 10 al 15 agosto alle 17,30, nel Chiostro del Mascherone, all’interno dell’Abbazia con lo spettacolo basato su un canovaccio di Galileo “Lo scienziato commediografo: quel che ha da essere andar con arte seguitando”. Le visite Teatrali e gli spettacoli sono “messe in scena” dal gruppo della Pieve di Cascia (Reggello).

Per altre informazioni si può consultare il sito www.ivallombrosaniegalileo.it, o inviare una e-mail a info@ivallombrosaniegalileo.it.

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