santo domingo

La Repubblica Dominicana vista da Leonardo Manetti.

Cristoforo Colombo quando vide per la prima volta  quella che oggi è la Repubblica Dominicana disse: “Quest’ isola é il posto più bello che gli occhi miei abbiano mai visto”, ed è successo un po’ la stessa cosa a me. Tutto era iniziato in ottobre e tutto era stato meraviglioso. Avevo scoperto dei posti incredibili e delle immagini da cartolina erano ormai impresse dentro me,  come anche l’allegria delle persone, i sorrisi, la disponibilità, le spiagge, il mare, i luoghi incantati che, fino a quando non li vedi, non pensi possano esistere davvero. Un mix perfetto, un quadro con colori vivaci come quelli che dipingono gli artisti che vivono qui.

Ogni viaggio, come sappiamo, ti apre la mente, ti fa conoscere realtà diverse e ti arricchisce di valori.  Ma quella terra mi era rimasta dentro., aveva messo radici e creato nostalgia. Così il 25 aprile 2011 decido di partire per la seconda volta. DSCN0331

Santo Domingo, la capitale,  è la mia prima tappa.  Scelgo di dormire all’Hotel Intercontinental V Centenario in zona Malecon, il lungomare della città, non troppo lontano dalla centrale zona Coloniale dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1990. Tra le mura della città vecchia, isolati urbani, le cui antiche strade e piazze acciottolate sono ornate da un complesso architettonico di palazzi, case signorili e chiese, per mangiare piatti di cucina locale durante tutto il giorno consiglio Hermanos Villar. Situato in Avenida Independencia, tra il Malecon e la zona del Gazcue, questa è un’ ottima tavola calda con prezzi economici,  un vivace locale in stile dominicano, ristrutturato da poco, pulitissimo, dove è possibile mangiare al tavolo o prendere piatti da asporto.

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A Santo Domingo il pollo fritto o arrosto e il maiale  sempre arrosto sono i piatti principali della cucina, di solito serviti con riso bianco e fagioli neri. Vegetali che fungono da contorno sono il platano o la patata dolce. Il platano, simile alla banana, si frigge a fette sottili come le patatine o più spesse se è acerbo.

Molti considerano la bandiera dominicana, il piatto nazionale, straccetti di manzo con riso, fagioli rossi, platano fritto e insalata. Da queste parti non si trova il pesce, è possibile però mangiare delle aragoste grandi a prezzi modesti, fuori dai ristoranti dei villaggi. Il pesce migliore è il mero, poi c’è il dorado, il pesce spada, il granchio.

Tra i dessert assolutamente da assaggiare il dulce de leche, zucchero mescolato con latte intero a formare un cremoso dessert, ottimo se seguito da un caffè espresso. I frutti tropicali sono una golosità: il frutto della passione, il mango, la papaya, ananas, banana che qui hanno un sapore  ben lontano da quello che  assaporiamo nelle nostre città italiane.

Qui sono dolcissimi e buonissimi. Il rum Dominicano, che qui chiamano Vitamina, è uno dei più rinomati al mondo, per il suo gusto vigoroso e meno dolce rispetto agli altri. Sembra sia nato per caso: alcuni coloni lasciarono della melassa (dalla lavorazione dello zucchero) al sole per alcuni giorni. Aggiungendo acqua si accorsero che se ne ricavava una bevanda fermentata.  Esistono decine di marche locali, ma le migliori sono la Brugal e la Barcelò. Ci sono vari rum, chiaro, dorato e invecchiato in barili.

A Santo Domingo non dimenticate di assaggiare un popolare cocktail,  il Santo Libre, rum e sprite, molto popolare fra i dominicani e la Mamajuana,  una miscela con erbe, corteccia essiccata, rum, vino e miele, che viene lasciata macerare per circa un mese. Si dice che ha un effetto afrodisiaco.

Leonardo Manetti