Livorno, per molti è il Porto. Qui ci si imbarca per le isole dell’arcipelago toscano e per le destinazioni mediterranee e non solo, si viene a mangiare il cacciucco (rigorosamente con due c altrimenti diventa quello viareggino) e per prendere un po’ di sole di scoglio. Per me Livorno era questo come per molti dei colleghi giornalisti che hanno partecipato alla giornata organizzata da ARGA Toscana (l’associazione che raggruppa i giornalisti che si occupano di Agro-alimentare) e Assostampa Toscana in collaborazione con insieme alla Provincia e Comune di Livorno,Autorità Portuale, Porto di Livorno 2000, Strada del Vino e dell’Olio della Costa degli Etruschi.nave

Una Livorno vista “dal basso”, raccontata dal presidente guide turistiche livornesi, che ha trasmesso tutto l’amore e il carattere cosmopolita di questa città fondata ufficialmente nella seconda metà del 16° secolo e concepita in modo moderno.

sottoerranei fortezza vecchia

fortezza vecchia

La nostra visita è iniziata dalla Fortezza Vecchia, attraverso i meravigliosi sotterranei. Sopra, a metà dell’ imponente Mastio di Matilde, troneggia il Giglio di Firenze, posto in bella mostra affinché gli abitanti si ricordassero a chi appartenevano. Ma i livornesi non sono mai “appartenuti a nessuno”: sono come la loro città, hanno radici toscane ma lo spirito del mondo intero che di qui è passato e c’è rimasto.

Abbiamo lasciato la Fortezza Vecchia imbarcandoci da quello stesso scivolo a mare che percorse Caterina dei Medici che da qui salpò per andare in Francia e, in  battello, abbiamo iniziato la vista “dal basso” attraverso i canali che si inoltrano nella città. Pare di essere a Venezia, e infatti furono proprio architetti veneziani a progettare questi canali navigabili che si inoltrano nei quartieri vecchi, dove sotto ai palazzi si affacciano grandi  cantine e rimessaggi rimandano un’atmosfera  unica.

DSC_0618Guardare la città da questo punto di osservazione permette di fare un tuffo nel passato, quel passato gravemente danneggiato dalla Seconda Guerra Mondiale. Mentre navighiamo ci immaginiamo le coltivazioni di ostriche presenti un tempo nei canali e destinate ai banchetti del Granduca, il movimento di pescatori, mercanti e “gabbrigiane” le contadine che scendevano in città a vendere i loro prodotti.

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Si naviga ancora nel Fosso Reale fino alla Fortezza Nuova poi  dirigiamo verso il “Luovre”, come i livornesi, da toscani burloni, ribattezzarono il grande Mercato Centrale coperto costruito da Angelo Badaloni nel 1884, mercato che all’epoca era ritenuto uno dei più grandi d’Europa.

Livorno dalla sua costruzione fino alla fine del 1800 con qualche propaggine nel secolo successivo, visse tempi gloriosi. Città aperta accogliente, cosmopolita, Livorno non ha mai avuto un ghetto, non ha mai “detto no” a nessuno: qui vivevano oltre 5000 ebrei, Greci, Olandesi e tanti altri, e i luoghi di culto (la bellissima sinagoga cadde sotto i bombardamenti)  si innalzavano gli uni accanto agli altri. Città di porto, di grandi commerci, di incontro e in poche parole: vitale.

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Il Mercato Nuovo ci riserva delle sorprese per la sua cura. Nella zona del pescato i banchi offrono pesce di ogni tipo, un venditore ci racconta la sua ricetta del cacciucco alla Livornese. Ci viene l’acquolina in bocca e allora uscendo ci concediamo una sosta da “Gagarin” in Via del Cardinale per un “5 e 5”  di “Torta” (quella che da Pisa in su si chiama cecina e  a Genova “farinata”) e via a gustarci il superbo cacciucco dell’Hotel Ristorante Granduca. Ma in questa stupenda giornata di fine marzo ci attente un’altra bella sorpresa: l’assaggio del “Soloterra”  dell’azienda agricola  “Mulini di Segalari” , eccellente vino maturato in contenitori di terracotta, e il Doc Bolgheri assolutamente imperdibile.DSC_0687

Come “comuni turisti” la visita è proseguita sul bus scoperto che ci ha condotto attraverso la Livorno ottocentesca, quella dei quartieri dalle case piene di colore e il lungomare dove le ville, una diversa dall’altra, si susseguono contornate dai loro parchi.  Per finire, la visita al Museo Fattori che ha sede nella eclettica villa Mimbelli, alla scoperta del Maestro, del colorato  mondo dei macchiaioli e degli aneddoti legati a quel “gruppo di amici artisti”.

Per chiudere la giornata non ci resta che la ricetta di buon “ponce” (si legge proprio così) con le sue varianti più o meno forti e naturalmente, visto che la bella stagione avanza, con la “persiana” a base di anice e, appunto, verde come il colore delle persiane.

Roberta Capanni