Slovenia da sempre il crocevia naturale delle tre culture europee: germanica, latina e slava.

La cucina slovena da scoprire  in una “gostilna”

E’ una cucina poco conosciuta. Del resto al cospetto di un paese giovane sembra quasi un’ovvietà, ma in questo caso sbagliata.
Il fatto che la Slovenia sia uno stato indipendente da circa venti anni non deve trarre in inganno in quanto il paese, posto nel cuore dell’Europa, è da sempre il crocevia naturale delle tre culture europee: germanica, latina e slava.
Ed è proprio l’aria di multiculturalità che si respira in questa giovane repubblica che influenza anche la cucina che pesca un po’ dalle tradizioni del nord est italiano, della Carniola austriaca e dalle vallate estese della vicina Ungheria. Zone europee con cui peraltro ha condiviso per secoli il destino sotto l’Impero Austro Ungarico.

La cucina della Slovenia  va scoperta in una gostilna (trattoria in sloveno).slovenia

Luoghi capaci ancora di sprigionare bellezza, bontà e calore familiare. Spesso a gestione familiare e senza troppi fronzoli  sono posti dove raramente si trovano micro porzioni architettoniche da nouvelle cousine ma anzi… le porzioni sono abbondanti e profumi e sapori ricordano quelli del pranzo della nonna della domenica.
Molto presenti nei menù le zuppe fra cui la Jota diffusissima anche nel vicino Friuli che consiste in una minestra condita con costine di maiale e verdure. Perfetta per le sere d’inverno vicino  al focolare.
Altro piatto da provare è la Frika anch’essa molto simile al friulano Frico che è il piatto dei pastori. Tradizioni arcaiche per questa gustosissima  frittata di patate e formaggio servita come antipasto o secondo. Il formaggio nella versione slovena è quello di Bovec, mentre nel Frico italiano è il Montasio.
Doveroso menzionare anche la Kranjska Klobassa originaria della Corniola che anche se è una semplice salsiccia ha un origine leggendaria e nobile.

 

L’origine nobile della Kranjska Klobassa

Si racconta infatti che un bel giorno l’Imperatore Francesco Giuseppe, in viaggio da Vienna verso Trieste preso dalla fame si fermò in un locale nella cittadina di Naklo sorprendendo il proprietario della locanda che non si aspettava cotanto ospite. Offrì all’illustre commensale ciò che aveva: una bella salsiccia preparata con carne di suino e insaporita con aglio e pepe che conquistò l’esigente palato dell’Imperatore che esclamo: “ma questa non è una normale salsiccia, è la salsiccia di Carniola”.
Il piatto di carne però più diffuso in Slovenia e presente anche in versione street food in tutti i Balcani sono sicuramente quelle deliziose polpettine cilindriche a base di carne trita speziata che rispondono al complicatissimo nome di Cevapcici.
Cotti alla griglia e serviti con cipolla bianca, ajvar (salsa piccante fatta con peperoni rossi macinati e spezie) e kajmak (un formaggio cremoso acido tipico dei Balcani) sono un piatto fantastico.
Due parole lo merita anche il già menzionato formaggio di Bovec che era prodotto fra queste remote valli alpine dove nasce l’Isonzo fin dal 1300. E’ un formaggio genuino, fra i migliori d’Europa fatto con latte di pecora misto a latte di mucca e capra.

La Slovenia e l’orsobistecca-orso

E per finire eccoci al piatto forte. In tutti i sensi. L’orso.
Ebbene sì, anche se noi italiani inorridiamo solo al pensiero nonostante la tradizione di mangiare carne d’orso fosse diffusa in tutto il nord-est fino a che non ne è stata proibita importazione e consumo la carne d’orso è una leccornia che molti, oltrepassano la frontiera solo per assaggiarla.
Niente da scandalizzarsi. Mangiare carne d’orso è prassi comune in tutta Europa: dall’Estonia alla Slovenia passando per la Russia e allora anche noi l’abbiamo provata.
In Slovenia per la verità non si caccia l’orso ma si consumano le carni degli orsi considerati in eccesso che scendono in città. Se è una bella scusa non lo sappiamo, ma tant’è.
L’orso si mangia quasi sempre sotto forma di gulash dopo una cottura lunghissima di almeno sei ore perché la sua carne ha bisogno di una lunga marinatura per eliminare le note più forti che sono decisamente superiori a quelle della comune selvaggina.
Ma ciò che colpisce sono anche le note dolci che si mescolano in un dolce-forte insolito nel piatto.
Cottura lunga doverosa anche per sfaldare i tessuti che sono molto coriacei e assolutamente scartato perché immangiabile è il grasso.
Oltre al gulash l’orso lo si può provare anche in bistecca. Davvero deliziosa con l’accompagnamento doveroso di salsa di mirtilli.

Piatti nuovi, diversi, dal gusto ora mitteleuropeo e ora balcanico da provare per immergersi un atmosfera un po’ retrò, ma decisamente sana e genuina.
Il consiglio è di provarla lontano dalla costa delle trappole cattura turisti. Meglio fra le vallate alpine all’ombra del maestoso monte Tricorno così importante da essere presente anche sulla bandiera nazionale o nella elegante e vivace capitale Lubiana.

Nadia Fondelli