Da nord a sud della nostra Italia incontriamo piccole e grandi testimonianze della storia. I borghi sono stati l’anima più vera e importante, le mura sembrano celare antichi segreti, le chiese e le pievi raccontano di millenari passaggi religiosi,  ma anche la grande armonia che si snoda lungo le antiche vie tessute come una sapiente ragnatela. Ogni dettaglio non può passare inosservato e il mio grande piacere è proprio cercare di testimoniare gli scorci più suggestivi che ho incontrato. Il mio viaggio è poco lontano da Firenze, precisamente nella splendida campagna del Casentino dove da 900 anni su un colle vicino a Pratovecchio, si erge il “faro” dei pellegrini, la pieve di Romena.Pieve_di_romena,_ext._abside_02

La Pieve di Romena anticamente era il luogo di ristoro per i pellegrini provenienti dal nord Europa che si dirigevano in preghiera a Roma. Ospitava i viandanti della fede, li ristorava li accoglieva dalle intemperie e dal gelo.

La pieve di Romena  fu costruita nel 1152, con certezza sui resti di una preesistente chiesa romana che a sua volta sorgeva su un tempio etrusco che era seguito dopo l’ara pagana, la storia archeologica dei luoghi, i resti trovati e la posizione geografica testimoniano la storia millenaria di questo luogo dei culti.

La Pieve  di Romena ci accoglie nell’abaco dove il primo capitello a sinistra cita la data in caratteri romani del MCLII, 1152 tempore famis, tempo di fame e di carestie, durante il quale la popolazione offriva al divino tutte le loro possibilità di offerta per la cessazione delle tribolazioni.Pieve_di_romena,_int.,_capitello_I_01

La Pieve di Romena  offriva quindi accoglienza fraterna, possibilità di speranza e riscatto.  E infatti, ancora oggi, la Pieve trasmette armonia immediata; a luce che attraversa le bifore è sapientemente calibrata ad attrarre in alto lo sguardo di chi entra, il silenzio è immediato, non il silenzio delle persone che la visitano, ma il silenzio interiore alla mente, l’incontro con sé stessi.

La Pieve  di Romena fu costruita con l’arenaria locale, solida quanto ruvida, conferendole austerità e gentilezza al tempo stesso; l’abside, con le bifore e le trifore lascia poi lo spazio ai capitelli ingentiliti nei piccoli particolari.

Romena ha visto passare accanto alle sue mura pellegrini e viandanti tra i quali anche Dante, che durante il suo esilio da Firenze, amava visitare questo luogo camminando dal vicino castello dei conti Guidi, presso il quale era ospitato.  In quel tempo il castello ospitava le case dei contadini e dei mastri locali e Mastro Adamo da Brescia, per conto dei Conti Guidi di Romena, falsificava i fiorini d’oro della Repubblica di Firenze. Fu catturato e giustiziato vicino al castello su un piccolo colle chiamato Omomorto; questo episodio è  raccontato nel canto XXX dell’inferno di Dante, nel quale ultimo verso cita la Fonte Branda che si trova sulla strada che scende dalla Pieve al castello. In questi luoghi  il Sommo Poeta visse per quasi venti anni e  quindici anni dopo la sua morte, nel 1357, il castello venne acquistato dal comune di Firenze. Dopo secoli di assediamenti ed espugnazioni il castello divenne proprietà dei Goretti de’ Flamini, cui ancora appartiene e che nel 1901, ospitò il grande Gabriele D’Annunzio che qui scrisse gran parte della raccolta Alcyone.Pieve_di_romena,_int._01

La Pieve di Romena oggi è mutilata da una frana che nel 1678 cancellò la facciata e travolse due campate delle navate, oggi è più corta  sette metri rispetto all’originale, ma l’equilibrio e l’armonia che emana sono rimaste intatte. La Pieve nella sua coniugazione di semplicità e solidità riesce ancora a celare il mistero dell’antica architettura, il numero sette, che in tutte le antiche tradizioni indica l’incontro tra l’umano e il divino, tra la materia e lo spirito, tra il maschile e il femminile.

La Pieve di Romena ancora oggi accoglie tutti i viandanti, chiunque cerchi pace e equilibrio, serenità interiore per rigenerarsi nella propria armonia lontani dalla confusione di un mondo materialista, sono passati 900 anni e lo scopo della Pieve si erge maestoso sopra le vallate verdi dello splendido Casentino.

Elena Tempestini