Chi ama il cinema ama Federico Fellini. Federico Fellini era nato (anche poeticamente) a Rimini . Dunque chi ama il cinema a Rimini c’è già stato. Di default. A prescindere.20141209_095727

Ma non basta, non basta proprio. Io sono orgoglioso di appartenere alla folta schiera di cinefili innamorati dell’autore di Amarcord e quindi rientro nel caso della prima parte del sillogismo, eppure in questi giorni ho scoperto che la grandezza incommensurabile del buon vecchio Federico merita di essere verificata in diretta, sul campo, a Rimini appunto.

Quale migliore occasione dell’Amarcort Film Festival ? Mi ritrovo membro della giuria della critica (insieme a Roberto Nisi e Rossana Mordini) di questo bel premio e Rimini è (anche) mia per qualche giorno. E lo è nella doppia dimensione: quella dell’immagine che si offre ai miei occhi attraverso i bei cortometraggi della rassegna diretta dalla fiorentina Simona Meriggi, con le loro storie realistiche, favolistiche, ironiche, alcune evidentemente felliniane, altre diversamente sognanti; e quella della città, con i suoi spazi, le sue architetture, i suoi monumenti, la sua gente.Tempio_Malatestiano_4

Una doppia dimensione che non è un binario. Qui non ci sono rette parallele: i mondi della fantasia e della vita si intersecano, si toccano, si scambiano, si baciano.

Non ho lo scooter né lo saprei guidare, non sono a Roma e non mi chiamo Nanni Moretti, ma è bello, come lui nella capitale in Caro diario, vagare per Rimini la mattina presto prima di immergermi nella sezione cinematografica delle mie giornate di festival. E ammirare, nel brulichio del risveglio degli abitanti, capolavori come il Duomo, ovvero il Tempio Malatestiano, opera centrale del Rinascimento riminese ed una delle architetture più significative del ‘400 italiano, con un affresco di Piero della Francesca e il Crocifisso di Rimini di Giotto. E attraversare piazze che aprono il cuore come quella dei Tre Martiri, sorta in parte sul foro romano di Ariminum, con la sua Torre dell’Orologio, o l’altra, piazza Cavour, centro della vita cittadina nel Medioevo, oggi caratterizzata, da un lato, dai negozi e dai caffè, dall’altro dai palazzi Garampi (sede del Municipio), dell’Arengo e del Podestà, mentre sullo sfondo si erge il Teatro Galli, inaugurato nel 1857 da Giuseppe Verdi. Allungando il collo, posso deliziarmi poco oltre con la mole imperiosa ed elegante della Rocca Malatestiana.rimini-ph-e.zoi

Per poi rientrare nel mondo delle immagini cinematografiche nella particolare dimensione del corto, sempre cogliendo l’opportunità di conoscere un altro bell’angolo di Rimini, il settecentesco Teatro degli Atti, dove ha felicemente luogo l’Amarcort Film Festival. E da qui tutto si mescola in un ottimo cocktail, con la serata finale della rassegna che centra il pienone di riminesi e di ospiti venuti anche da molto lontano, come i cineasti e produttori americani Shane Smith, direttamente dal Toronto International Film Festival , di cui è Director of Special Projects, e Dawn Westlake , e poi il ritorno in albergo, il bel Rimini Artis con un taxi by night assai filmico, e il risveglio, a festival concluso (the day after!), che mi porta in una zona di Rimini precedentemente solo sfiorata.

Rimini_Ponte_di_TiberioCon il mio trolley, zeppo di effetti ed affetti personali, mi incammino, complice il sole, verso il ponte di Tiberio, lo attraverso ed entro nel Borgo San Giuliano, cuore della Rimini peschereccia di un tempo che non c’è più, ma che qui hanno conservato a memoria dei contemporanei: ogni vecchia casa è infatti ornata da un’elegante lapide con il nome o il soprannome del pescatore che lì viveva, una realtà del ricordo che si amalgama con gli affreschi sparsi su alcune delle abitazioni dello stesso borgo e che ripropongono momenti e volti felliniani, da Casanova a La voce della luna, dalla Dolce vita alla onnipresente e fantastica Giulietta Masina, protagonista pure della bellissima sigla animata di Amarcort.RIMINI-PH-ENRICO-ZOI2-

L’orologio al polso mi ricorda che devo andare in stazione, ma un po’ di questa Rimini così storica, così poetica, così cinematografica mi segue sul treno che da Faenza taglia il Mugello. E posso quindi tornare a ‘guardarla con dolcezza’ insieme a voi…

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Sembra il the end, vero? In un certo senso lo è, ma immaginate di essere ancora in sala e, dopo i titoli di coda, come va di moda oggi, scoprirete che c’è un secondo finale per questo film. Fate uno sforzo, perché la ‘dolcezza’ canora deandreiana che ho sentito il bisogno di citare richiama non al cuore né alla mente, bensì al palato, le bontà gastronomiche che ho potuto assaggiare, come le tipiche piade locali, gli straccetti ai funghi o la carbonara (che qui si fa con la salsiccia) gustati alla trattoria La mi mama, o le piade artigianali acquistate al Forno della vecchia pescheria , che mi faranno tornare a Rimini pur cucinandole e mangiandole a Firenze!

Enrico Zoi

 

Dove dormire, dove mangiare:

Rimini Artis (http://www.artishotel.it)

 

Trattoria La mi mama (http://www.lamimama.it)