Produttori del Mugello e della Toscana a convivio a Galliano… “Produrre o allevare biologico” ha detto Beppe Pietracito, dell’Agriambiente Mugello “è un po’ come farsi preti, compresa la tentazione di spretarsi quando capitano – e ne capitano – momenti di crisi. Però, ci pensi davvero due volte prima di farlo.”DSC07016

Coltivare prodotti o tirare su animali col metodo biologico significa spesso sottostare a una serie di imposizioni che, per quanto in buona parte necessarie, non di rado rendono la vita e il lavoro non facili. In fin dei conti la differenza tra una mela biologica e una mela convenzionale è che la seconda può contenere una serie di sostanze chimiche di sintesi, entro una certa percentuale consentita dalla legge, il che ne garantisce l’innocuità e l’affidabilità, “finché uno non è davvero ghiotto di mele, e se ne mangia quaranta al giorno ci sono guai anche per lui”.cavolo

Ma una mela biologica di tali sostanze deve essere del tutto priva. Ne scaturiscono situazioni a volte grottesche, come quel migliaio di quintali di orzo che persero l’etichetta di prodotto biologico, perché da un controllo (no, di controlli ce ne sono eccome, le cose non vanno all’italiana come sostiene certo qualunquismo) risultò presente in quantità infinitesima una sostanza che non doveva esserci.

Successive indagini rivelarono che era stato usato un essiccatoio – appartenente a terzi – in precedenza disinfestato, e l’orzo aveva subito una seppur minima contaminazione. Né si possono dimenticare la maggiore esposizione agli agenti atmosferici e soprattutto ai capricci delle stagioni, a cui non si può rimediare con artefatti di sorta.download (2)

Se però, come riporta l’Informatore Agrario, nel 2013 gli ettari coltivati col metodo biologico in Italia sono stati 1.317.177, con un incremento del 12,8% rispetto al 2012, vuol dire che le vocazioni religiose, per restare nella metafora, non diminuiscono. Ciò non significa soltanto cibi più sani, sia frutta & verdura sia carne, e magari più buoni. Significa miglior gestione dei terreni, coltivazioni a rotazione con minor sfruttamento intensivo, e ovviamente minor inquinamento. Oggi 1.700 ettari di terreno a monte del lago di Bilancino sono coltivati biologicamente, e di conseguenza non riversano nelle acque sostanze sintetiche di sorta che altrimenti verrebbero bevute dai fiorentini.

DSC07031Di quanto ho scritto finora però non si è parlato in un convegno. Sono frammenti di chiacchierate fatte durante un ritrovo conviviale, al quale sono convenuti una cinquantina di commensali, in rappresentanza di oltre venti aziende soprattutto ma non solo mugellane. Aziende di zootecnia da carni e da latte, di ortaggi, frutta, farro, vino e olio, tutte storicamente e romanticamente biologiche, per usare le parole di Adriano Borgioli (Cooperativa Agricola di Firenzuola). Nel bell’ambiente della Casa di Caccia a Galliano, è stata servita una cena  a base di prodotti – c’è bisogno di chiederlo? – rigorosamente biologici, provenienti dalle aziende stesse, e preparati dalla signora Mirella con cura e maestria esagerate.mugello 1

Fettunta di Montebeni, Prosciutto di Cinghiale, Minestrone di farro e fagioli (parere personale: strepitoso), Ravioli di ricotta, Tortelli di patate, Agnello, Bollito con purea di patate, Fagioli zolfini & ceci rosa, Spezzatino di cinghiale, Cream caramel e Crostata, conditi con olio biologico e accompagnati da vini idem, hanno potuto confermare, più di convegni e dibattiti, quanto il biologico possa fare la differenza e quanto coloro che lo praticano meritino il plauso dei consumatori, nonché l’appoggio e aiuto da parte degli enti.

Paolo Marini

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