Ci sono storie che hanno bisogno di essere raccontate, di viaggiare ed essere raccolte tra le pagine di un libro oppure in un post. Ci sono storie nascoste tra le pieghe della normalità e altre negli eventi eccezionali.

Ci sono storie raccontate da un sapore, altre da un odore. Tutte, per vivere, devono essere raccontate. Quando si viaggia, qualunque viaggio si intraprenda, le storie ci balzano incontro come i cipressi  di Giosuè Carducci,  si raccontano in un turbinio di sensazioni  che talvolta definiamo “magiche” tanto sono intense e pure.

La rete ha permesso a molti di raccontare storie ma non tutti sanno farlo. Non tutti sanno mettere in fila le parole con l’armonia unica di ogni singola storia.  Non è una questione di preparazione scolastica ma della capacità di entrare in sintonia con ciò che abbiamo vissuto e sperimentato. E’ una questione di vibrazioni.

Vedere e guardare sono due cose ben distinte. Raccontare una storia non è mera esposizione di fatti; descrivere un luogo non è solo riportare cosa e dove abbiamo mangiato o cosa abbiamo visto.

Scrivere è emozione, amore, guardare il mondo con gli occhi stupiti di un bambino.

Allora “raccontiamo” un tramonto perché quella sarà la storia del “nostro” tramonto: del refolo di vento da est che ci ha costretti  a spostare il ciuffo ribelle, di quella nuvoletta che si è incendiata dei colori dell’arcobaleno e che è passata veloce,  di quel lieve ronzio di un insetto dispettoso…

Allora “raccontiamo” il piatto fumante che ci hanno servito in uno sbilenco bar della periferia  del mondo, carico di profumi che, come le madeleine di Marcel Proust,  ci ha riportato indietro nel tempo,  nello spazio o tra le pagine di altri libri, di altre storie.

Per questo vi suggerisco un piccolo libro appena uscito “Parole in viaggio. Piccola guida di scrittura per viaggiatori veri e immaginari”, perché chi vuol scrivere di viaggio ne beneficerà. Sicuro.

Roberta Capanni

http://www.romanoeditore.it/products/parole-viaggio-3/

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