Ci sono città alle quali arrivi un giorno per caso e poi ti rimangono nel cuore. Così per me è Lecce, dove mi ritrovo ad abitare alla “veneranda” età di 4 anni, complici gli strani percorsi lavorativi di mio padre.Enrico2

Da qualche parte della memoria mi pare di ricordare che già allora qualcuno mi spiega che è la Firenze del Sud, con il suo elegante barocco. Del resto, ho ben presenti, visto che ci sono tornato da adulto nel 2006 (in tempo per festeggiare nella vicina Trepuzzi la vittoria italiana ai Mondiali di Calcio!), quali siano le sue notevoli bellezze artistiche, dal Duomo alla Basilica di Santa Croce, dalla Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo al Palazzo dei Celestini, dal Castello voluto da Carlo V alle Porte della Città Vecchia, dalle Torri all’Anfiteatro Romano proprio al centro di Piazza Sant’Oronzo, elegante salotto cittadino, o all’ottocentesco Obelisco, subito sbiancato dalla pioggia.

Questa è però per me soltanto (si fa per dire soltanto!) la coscienza dell’emozione, la consapevolezza del turista che cerca e trova nel viaggio il gusto estetico e culturale, l’eco della sindrome più gradevole che io conosca, quella di Stendhal: tutti fattori che Lecce è in grado di regalare a piene mani ai suoi visitatori.

La mia Lecce, però, quella che, come scrivevo prima, mi porto dentro il petto e non mi scordo più, è la città che mi accoglie bambino.leccevialeloreotranto500px

È la casa di , una strada che mi sembra tanto, ma tanto grande, e lunga, lunga da non vederne la fine.

È il primo cinematografo, che si chiama Massimo ed è per questo degno di rispetto e soggezione, e il primo film, che probabilmente è addirittura Il Gattopardo di Luchino Visconti.

E visto che siamo in tema di esordi, è anche il primo giorno di scuola, grembiule nero e fiocco blu, all’istituto elementare ‘Cesare Battisti’, proprio davanti a quei giardini comunali, che lì si chiamano ‘villa’, dove trascorro non so più quanti pomeriggi di gioco e dove ammiro, tra il curioso e lo spaventato, una povera lupa andare in lungo e in largo nella sua angusta gabbia.Lecce_Anfiteatro

La mia Lecce sono i bagni estivi nelle acque dell’Adriatico, insieme a orde di cugini che hanno casa nella vicina San Cataldo, tra scogliere di alghe, interminabili partite di pallone e polpi catturati, sbattuti sulle rocce per farli ammorbidire e cotti in qualche modo sulla spiaggia (o forse anche crudi, non rammento…). Quello sì che è sapore di mare!TorreSantAndreaLecce

Sono gli ulivi, i giganteschi e scenografici ulivi pugliesi, che, autentiche sculture naturali, si ergono ai lati delle strade appena fuori dal perimetro urbano e, in qualche caso, prendono fuoco!

Ma Lecce è pure la prima automobile di famiglia, naturalmente una Cinquecento, e, da buon disneyano (si dice così?) della prima ora, l’iscrizione al Club di Topolino, con tanto di ritratto fotografico con distintivo! Rigorosamente in bianco e nero, come quasi tutta la memoria della mia generazione.

Lecce, la mia Lecce è un sogno ad occhi aperti che talvolta provo ancora a rivivere. Con tutto l’amore che posso.

Enrico Zoi

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