Panzanella: la bontà semplice. Dalle lascrime del Beato Colombini alle panzanelle più innovative.

Brunello, panzanella e vini della Maremma: tutto il gusto del viaggio

Panzanella che passione. Piatto mediterraneo, antico, semplice, gustoso. La panzanella è un racconto unico dell’estate e di tempi andati ma anche una ricetta che sa rinnovarsi e adattarsi ai tempi. Oggi ricca, spesso ricchissima (certe volte anche troppo) la panzanella è “cibo per l’anima” che si nutre del godimento che si ottiene dalla semplicità. Perchè ve ne parliamo? Perchè abbiamo partecipato a “Beata panzanella”  in una calda ma piacevolissima domenica di fine luglio.

La leggenda della panzanella

Una leggenda racconta che in Toscana fu il Beato Giovanni Colombini intorno alla metà del 1300 a crearla. Erano tempi duri, la peste aveva devastato campagne e città e il Beato, seguito da uno stuolo di poveri, chiedeva la carità per sfamarli. Dopo che anche la città di Pienza ebbe chiuso loro le porte, sconsolato alzò lo sguardo al cielo e le sue lacrime bagnarono quel poco pane secco che aveva. E fu il miracolo, le sue lacrime bagnarono e salarono il pane, una vecchia pianta di olivo ormai seccata riprese vita e dette succosi frutti e gustosi ortaggi crebbero rigogliosi.

Sull’onda della leggenda nel giorno della Festa Titolare del Beato Giovanni Colombini presso la Fattoria dei Barbi suoi discendenti si svolge la gara Beata panzanella un gioco dove le migliori panzanelle si confrontano. Un’occasione per visitare le cantine della fattoria, ascoltare i racconti su questa famiglia che tanto ha dato e da a Montalcino e assaggiare il Brunello dei Barbi.unnamed

Quest’anno abbiamo partecipato e ne abbiamo assaggiate molte, dalle più innovative a quelle tradizionali. Buona ( per noi la candidata alla vittoria) quella  con del dragoncello, bella la presentazione per quella nei vasetti da conserva, “inquietante” quella liquida. La nostra era volutamente rigorosa e ispirata al beato e ai suoi tempi.

La nostra panzanella

La scelta di usare il pane scuro e non solo di grano (ma di segale e farro) nasce dall’idea di avvicinarsi il più possibile alla leggenda del Beato Colombini. Unica concessione moderna il pomodoro. Il sale delle sue lacrime in terra toscana lo abbiamo ritrovato in un sale di Volterra.

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L’aceto che poteva avere era sicuramente un “vino” e quindi abbiamo scelto un aceto di vino da sangiovese fatto in Toscana in una fattoria (poche bottiglie per gli amici).L’olio usato è Olio extra vergine di oliva spremuto a freddo delle colline toscane (sicuramente qualitativamente migliore di quello che poteva avere il Beato). Il cetriolo è stato messo perché sicuramente nella panzanella del Beato Colombini non c’era il pomodoro ma questo ortaggio sì visto che era molto usato dai Romani e conosciuto ancora da prima (sempre che fosse estate) abbiamo chiuso con del finocchietto selvatico. (sotto l’articolo troverete gli ingredienti e se volete qualche altra ricetta rileggete “5 fresche panzanelle”

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L’occasione per visitare nuovamente la Fattoria dei Barbi è stata la panzanella ma in Taverna abbiamo trovato anche il nuovo cuoco  e naturalmente i vini dell’azienda e le proposte di Stefano Colombini che arrivano da Scansano. Sempre piacevole la conmpagnia di Stefano delizioso padrone di casa. Ma questo sarà oggetto di un altro articolo. Intanto vi consigliamo taverna, cantine e vista al Museo del Brunello.

Roberta Capanni

Le foto delle panzanelle sono di Stefania Pianigiani

Ricetta della “nostra” panzanella ( noi siamo stati un po’ “integralisti” voi potete uscare anche un pane meno “forte” altrimenti esce troppo.

Ingredienti:

pane farina tipo due di grani antichi con lievito madre cotto a legna

pane di farro e segale lievitato con pasta acida cotto a lega

pomodori maturi raccolti nell’orto coltivazione biologica estrema

cipolla rossa toscana

aceto di vino da solo sangiovese

basilico di casa

sale toscano (saline di Volterra)

Olio extra vergine di oliva spremuto a freddo