Treviso. Erano gli anni delle scuole medie. Abitavo all’epoca (primi anni ’70 del ‘900) in via Gaspara Stampa, una piccola via appena fuori le mura, nei pressi di viale Luzzatti. Una bella villetta a quattro piani con giardino, nella quale potevo addirittura disporre di due camere, una per l’estate e una per l’inverno.download

Dal verde circostante l’amena abitazione, prendevo solitamente tre strade.

La prima, consona alla mia età, mi conduceva alla scuola media Giacomelli, adiacente alla bella, medievale chiesa di San Francesco, edificio di passaggio dal romanico al gotico, che fu per me teatro di un memorabile concerto del grande flautista Severino Gazzelloni. Quella scuola adesso credo che sia stata trasferita, ma, se chiudo gli occhi, vedo ancora lo sciame di ragazzetti entrare nell’edificio.

Treviso-canale02La seconda strada era quella ufficiale della domenica e della passeggiata con i genitori. Si transitava dalla piazza del neoclassico Duomo per raggiungere la scenografia naturale di Piazza dei Signori (con il Palazzo del Podestà, la Torre Civica, il Palazzo dei Trecento, il Palazzo Pretorio, la prima sede della Biblioteca e della Pinacoteca comunale) attraverso la suggestiva Calmaggiore, la via centrale di Treviso, con i suoi portici e le sue gastronomie dove tutto quanto faceva (e spero ancora faccia) spettacolo: vere opere d’arte. Una in particolare mi aveva conquistato, purtroppo non ne ricordo il nome: in un certo periodo dell’anno, veniva aperta come per una mostra gastronomica e, accedendo da Calmaggiore, si usciva nella retrostante Piazza Pola attraverso una galleria di prelibatezze di ogni tipo. Alla fine sembrava di volare sull’onda dei profumi e degli aromi, un po’ come accade nei cartoni animati… che ricordi!piazza-dei-signori (1)

Tra il centro storico e la mia scuola, due luoghi diversamente magici: l’isola della Pescheria, isolotto fluviale lambito dal Cagnan Grando, uno dei rami del Botteniga, dove ha sede il mercato del pesce, dal quale mio padre tornava con il rifornimento di schie, i gamberetti grigi della sabbia, ottimi con la polentina, ma pure in frittura; e, sotto un portico tra l’isola e la mia scuola (se la memoria non mi inganna), la ricostruzione della bottega di Leonardo Da Vinci per lo sceneggiato televisivo della Rai che al genio toscano, interpretato da Philippe Leroy, dedicò nel 1971 Renato Castellani.

castelfrancoLa terza strada, infine, era quella del fuori porta, dei mille itinerari possibili da percorrere partendo da Treviso, da cui puoi raggiungere facilmente le montagne di Asiago o di Cortina, città d’arte come Castelfranco Veneto e il suo Giorgione, ma anche piccole osterie che forse ora non ci sono più o probabilmente hanno cambiato nome e natura (non ci torno da oltre quarant’anni!). Ne rammento, con il cuore, due: una era a Monfumo, borgo di circa 1500 abitanti, ed era specializzata nelle frittate (indimenticabili!); l’altra sul Montello (luogo a me caro anche perché, durante la prima guerra mondiale, vi combatté il nonno del quale porto nome e cognome), Santa Mama, dove sempre finivamo per non so quante merende a base di polenta bianca, funghetti e sopressa. Senza pensare agli ottimi prosecchi della zona, per me banditi all’epoca, data l’età, ma ai quali ora mi piace abbandonarmi nella mitezza domestica del ricordo di Treviso e della Marca Trevigiana

 

Enrico Zoi