Un luglio caldo. Una strada sterrata che possiamo percorrere a passo d’uomo solo con uno speciale permesso. La polvere bianca che si alza e ci costringe a chiudere i finestrini. Fuori un frinire ininterrotto di cicale, un cielo senza una nuvola e la sensazione di essere in un luogo magico.

Parliamo sottovoce, non perché qualcuno ci abbia detto di farlo, ma perché l’atmosfera che pare richiederlo. Scarichiamo i nostri zaini; dormiremo qui stanotte, in una vecchia cascina recuperata e saremo solo in tre e, al calar della notte quello che rimane è solo il gracidare delle rane sotto un tetto di stelle.

Il risveglio è da privilegiati. Una sinfonia di suoni, voci di uccelli che si intrecciano, si rispondono mentre il giorno filtra dalle piccole finestre. Apriamo mentre la luce radente dell’alba getta ombre rosa e oro nella camera dopo essersi tuffata nel piccolo lago ad un passo da noi.

Il sole si alza e il suono dell’estate riprende con prepotenza, ovattando i rumori. Abbiamo ancora tempo così ci aggreghiamo ad un corso di erbe officinali: con gli  occhi chiusi ci invitano a toccare le piante, a sentirne l’essenza. Sono tante, tutte bellissime, dal profumo intenso, con la loro storia, le loro proprietà. Vicino c’è l’orto tenuto dai volontari: sementi antiche, come le varietà dei rari alberi da frutto. Il sole batte sulle nostre teste ma non vorremmo essere altrove.

Raccogliamo ciò che serve per capire come si ottiene un’essenza. L’insegnate è brava e non è italiana ma, come spesso accade, si è innamorata dell’Italia e, anche se la nostra cavillosa e assurda burocrazia fa di tutto per impedirle di vendere le sue ciliegie e i suoi oli essenziali, lei insiste.

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Domani  lavoreremo: verranno tanti bambini qui all’oasi di Ripa Bianca, Riserva naturale Regionale Ripa Bianca di Jesi, Marche, Italia. Un posto stupendo, oggi. Una discarica e una cava, ieri.

La storia di Ripa Bianca è comune ad altri luoghi Italiani  sfruttati per anni. Poi con l’abbandono progressivo delle attività, la natura ha iniziato a riprendersi ciò che era suo.  Verso la fine del 1990 una colonia di nitticore stabilì la sua dimora sulla riva del lago nella zona della cava. Poi altre specie si fecero avanti e l’area venne tutelata.

Un’area protetta  che negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Oasi di Protezione della Fauna Provinciale, Centro di Educazione Ambientale, Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale. Dal  2003 è Riserva Naturale Regionale Generale Orientata Ripa Bianca di Jesi con un estensione di 310 ettari, all’interno della quale è presente l’area didattica-naturalistica “Sergio Romagnoli”. Oasi WWF.

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La Riserva si trova a metà strada tra i Parchi Regionali del Monte Conero e della Gola della Rossa e Frasassi, e rappresenta una delle più importanti zone umide delle Marche con la presenza di circa 150 specie di uccelli, alcune delle quali vere e proprie emergenze naturalistiche regionali e nazionali.

Ripabianca è un esempio. Ripa Bianca è una testimonianza concreta di come attraverso un’attenta gestione e interventi mirati di riqualificazione ecologica si può ottenere, anche partendo da un realtà territoriale molto  degradata, un ambiente ricco di biodiversità  pieno di spunti di conoscenza  e fonte di crescita per adulti e bambini.

Quei bambini che oggi verranno per ascoltare delle favole dedicate alla natura, alla biodiversità, alla fratellanza scritte da Elena Torre e Anna Marani, favole che saranno lette in mezzo al bosco, vicino al torrente. Confermo: la magia abita qui.

Roberta Capanni

Ps: Per finire però vorrei che leggeste questi dati tratti dal sito www.salviamoilpaesaggio.it

Enormi crateri come ferite aperte sul territorio costellano i paesaggi italiani. Da Nord a Sud le cave attive in Italia sono 5.592, quelle dismesse e monitorate addirittura 16.045, mentre se aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Calabria e Friuli Venezia Giulia) il dato potrebbe salire a 17 mila. Nonostante la crisi del settore edilizio abbia contribuito a ridurre le quantità dei materiali lapidei estratti, i numeri rimangono comunque impressionanti: un miliardo di euro di ricavo, 80 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 31,6 milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012.
Sabbia e ghiaia rappresentano il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia, soprattutto nel Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia, dove ogni anno vengono prelevati circa 50 milioni di metri cubi di queste materie prime. Rilevanti sono anche gli impatti e i guadagni legati all’estrazione di pietre ornamentali, ossia di materiali di pregio dove sono minori le quantità estratta ma rilevantissimi i guadagni e gli stessi impatti (dalle Alpi Apuane al Marmo di Botticino-Brescia, alla pietra di Trani). E tra l’altro, a governare un settore così importante e delicato per gli impatti ambientali è a livello nazionale tuttora un Regio Decreto del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell’attività oggi datato. Inoltre in molte regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attività estrattive.