. La nostra ricercatrice storica Elena Tempestini, ci racconta della pietra gonfolina e la discendenza toscana dagli Etruschi. Il rapporto tra Firenze e il suo leone “il Marzocco”.      

 

          LA GONFOLINA, SASSO PER ANTICO UNITOmarzocco
CO MONTE ALBANO IN FORMA D’ALTISSOMO
ARGINE IL QUALE TENEA RINGORGATO TAL
FIUME IN MODO CHE PRIMA VERSASSI NEL
MARE, IL QUALE ERA POCO A PIEDI DI TAL
SASSO, COMPONEA 2 GRANDI LAGHI DE’ QUALI
EL PRIMO E’ DOVVE OGGI SI VEDE FINIRE LA
CITTA’ DI FIRENZE, INSIEME CON PRATO E PISTOIA.

                              (LEONARDO DA VINCI)

 

Molti tracconti si tramandano nei secoli e alcuni rimangono “celati” in mezzo alle righe dei manoscritti. In questo caso credo che la “perla” sia abbastanza sconosciuta ai più.

La pietra Gonfolina di Leonardo da Vinci

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letto del torrente Mugnone che passava dove ora sorge palazzo Medici Riccardi

Parlo della pietra che Leonardo da Vinci cita nelle parole che ho riportato all’inizio dell’articolo, la PIETRA GOLFOLINA, ( chiamata anche Masso delle Fate). Questa grande roccia che si trova sulla vecchia strada che costeggia il fiume Arno da Firenze a Empoli, è un “Monumento naturale” considerato tra i più antichi del mondo, legato alla leggenda della nascita di Firenze e della storia di Noé. Noè? Si, proprio quello del Diluvio Universale, e i fiorentini ne sarebbero i discendenti. Nel pieno Rinascimento Mediceo, molti testi Alessandrini , Greci e orientali che sembravano essersi persi durante i secoli, iniziarono a circolare in Firenze. Il mecenatismo della famiglia Medici e il Concilio di riunificazione delle Chiese di Occidente e Oriente, tenutosi a Firenze, portò in città ottocento persone tra matematici, teologi, astronomi, astrologi, medici, letterati e studiosi di ogni angolo del mondo, dalla terra più remota dell’Impero Cinese a quella della più profonda Persia. Ed ecco che in alcuni testi di Beroso il Caldeo,  Sacerdote del supremo dio babilonese Bēl (Marduk) a Babele, vissuto fra il IV e il III sec. a C, si parlava della storia babilonese dalle origini al diluvio universale, e dalla storia di Nabonassar ad Alessandro Magno (Le parti dell’opera concernenti la cosmologia, la lista dei re prediluviani e la storia del diluvio hanno trovato piena conferma nei documenti babilonesi in caratteri cuneiformi).

ercole-eracle-centauroIl figlio di Ercole di nome Thuscus

Beroso, affermava che Noè dopo il diluvio, si fosse fermato nella terra conosciuta come Etruria, e lì, il suo discendente Ercole ebbe un figlio di nome Thuscus, che diede l’origine alla Toscana. Questo racconto voleva sottolineare il primato della cultura orientale contro la più conosciuta cultura Greca e Romana. Quindi Firenze, l’Atene d’Italia e Urbe di fondazione Romana potrebbe essere Aramaica? Giambattista Gelli, lo scrisse convinto già nel 1544, in un suo piccolo libro dedicato alla storia dell’origine di Firenze.

I fiorentini discendenti di Noè

Giovanbattista Gelli, nel pieno Rinascimento dovette difendersi dall’accusa di Luteranesimo occulto, in quanto inveiva contro i bigotti e coloro che non accettavano la bellezza del mondo antico con l’espressione delle statue che rappresentavano corpi perfetti sia maschili che femminili, la bellezza doveva essere intesa come espressione naturale di Dio. Inoltre inveiva  contro Roma quale capitale usurpatrice di una cultura regina che spettava a Firenze. I suoi scritti citano:” Le grandi civiltà antiche sono destinate a cadere sotto i colpi di molteplici forze esterne, come guerre, epidemie, mescolanze con popoli di razza inferiore, e solo l’ingegno di uomini eletti le rieleva continuamente. Questo accade nel cuore della Toscana, e i rinnovatori sono Cimabue e Giotto”.

La parlata fiorentina ha origini etrusche santa-maria-del-fiore-ph-roberta-capanni

Gelli dunque asseriva che il fiorentino ha origine dall’etrusco, lingua che non può essere compresa se non si hanno nozioni di ebraico e caldeo ( la lingua di Abramo) Noè dunque come mito alla corte dei Medici e Noè e la sua storia raccontata negli splendidi arazzi medicei che proprio l’anno scorso furono esposti in mostra a Palazzo Vecchio. Quindi l’antica fondazione di Firenze dalla bonifica di una conca di un lago, e dallo “sgorgo” del fiume chiamato Arno ( che in Aramaico significa Leone vittorioso,vedi il Marzocco di Firenze) per il quale si dovette tagliare l’antico masso della Golfolina, sulla quale pietra la mente di Leonardo da Vinci pose la sua attenzione.

foto-marzo-2016-1225Le cave di pietra che sorsero in quei luoghi per dare vita a un fiorente commercio, ci tramandano le storie che nessun scalpellino è mai riuscito a intaccare il masso che sembra di una lega più dura dell’acciaio, e nemmeno i tedeschi durante la seconda guerra mondiale riuscirono a far saltare il masso con cariche di esplosivo. Tra leggenda e storia, la Roccia Golfolina merita la nostra attenzione e se percorriamo la strada in direzione di Empoli anche una nostra sosta fosse anche solo per vedere il luogo dove si racconta che il Ghibellino Castruccio Castracani volesse chiudere l’Arno per allagare Firenze. Quel Castruccio Castracani che il Benozzo Gozzoli raffigura giovane a cavallo con il simbolo della pantera di Lucca, nella “Cavalcata dei Magi “ a Palazzo Medici-Riccardi.

Elena Tempestini