Un viaggiatore del gusto a Dresda alla ricerca (inutile) dei piatti della vera Germania.

I brutti effetti (culinari) della globalizzazione. Una città che profuma di pulito ma che cancella se stessa.

Dresda è chiamata  la Firenze sull’Elba e con questo giochetto-marketing i sudditi di Frau Angela ci marciano parecchio dato che negli insulsi e stereotipati negozi di souvenir, tutti uguali e dove si trova in tutti le stesse cose, Dresda diventa proprio sulle patacche ricordo: “la Firenze sull’Elba” in un’immagine dove compare dietro il fiume, una sorta di stilizzata cupola del Brunelleschi che, se fossi il sindaco di Firenze,  chiederei i danni o il copywriter…

Bella lo è davvero Dresda. Elegante e austera anche se il barocco delle costruzioni cerca di addolcirne il carattere. Ma siamo in Germania e questo lo si evince anche dal treno di pendolari che mi ha portato in centro città e che odora di pulito!
Siamo quasi al confine con la Repubblica Ceca. Sono meno i chilometri che ci separano da Praga che quelli da Berlino e la Sassonia, e se andate a cercare su internet, vedrete che vanta una sua precisa tradizione culinaria che probabilmente però conserva fuori dal ring del centro storico e dintorni.

Desda lungofiume
Fra la Frauenkirchen, la Alterplatz, il fiume Elba, il castello di Pillnitz e i famosi musei è un pullulare di giro del mondo a tavola.
Difficile trovare l’anima in una città che del resto cerca di cancellare anche il suo passato più recente. Anzi, cerca di dimenticarlo così in fretta, troppa fretta, che oltre a costruire interi quartieri nel centro con arditi progetti edilizi – che solo a pensarli nella Firenze vera farebbero rabbrividire anche i più spregiudicati – tirando su con blocchi di prefabbricato ed efficienza teutonica una città anonima e senza calore, annulla odori e sapori. Indigeni e rimane solo il pulito. Come sul treno.

Dresda: cambiamenti alla velocità della luce.

Mancavo da quattro anni da Dresda ma pare tanto di più. Davanti alla Frauenkirchen c’era una piazza grandissima oggi è la metà. Sono cresciuti al suo dirimpetto palazzoni in finto stile e con essi gallerie commerciali, vetrine colorate e scintillanti di famosi format internazionale.
E la cucina? La (poco famosa) cucina della Sassonia (fra carni e zuppe come la Sachsischer Sauerbrate e la Sachsischer Kartoffelsuppe e dolci come la Dresden Christstollen)                             va davvero cercata e se siete fortunati potrete anche trovarla, magari nella periferia anonima fra gli immensi parchi di pioppi e i vecchi palazzoni di gusto sovietico che si stanno rifacendo il trucco come signore agè.

dresda piatto internazionale

Ma siccome il vostro gustarviaggiatore nel mondo a Dresda c’era di passaggio ha voluto calarsi nei panni di uno dei (tanti) turisti che qui arrivano sempre più numerosi.
La stagione non è ancora quella propizia e scartata l’ipotesi di salire a bordo di una delle pittoresche barche-ristorante che navigano sull’Elba al calar della sera della bella stagione offrendo due orette di full immersion nella Sassonia più classica, la scelta è di orientarsi fra vicoli e piazze del centro storico.
Il selciato medievale che echeggia i nostri passi è lindo come il treno ma l’odore che sale alle narici è un pourtpourri di giro del mondo in cucina in pochi metri quadrati. Le insegne e le lavagnette colorate che richiamano il palato propongono di tutto.
Scartate le offerte delle catene junk food che non rientrano nemmeno nei pensieri dello scrivente e che comunque sono ben piazzate nelle posizioni più strategiche mi oriento facendo il periplo della Frauenkirchen simbolo eterno con le sue pietre bruciate del tragico febbraio 1945, mi allungo verso il fiume e la sua arietta fresca e vedo di tutto.

Dresda e tutte le cucine del mondo. Ma la sua dov’è?

dresda-notteCucina canadese, italiana, australiana, spagnola, turca, cinese, giapponese, francese, svizzera, ceca. Ma di cucina tradizionale sassone o quantomeno tedesca se si esclude la sempiterna birreria Augustiner con le sue panche in legno e le sue coperte di pelo poco rimane davvero.
Scartando anche la tristissima opzione che se Germania deve essere sia solo brazen, kartoffen im hofen e wurster in varianti di Norimberga o Vienna, ma sempre tristi e anemici rimangono, opto per andare in qualche parte del mondo che non sia dove sono.
E’ strano ma così è. Come se a Parigi mangiassi hamburger e patatine o a Madrid ragù alla bolognese.

La Germania multirazziale e razzista di Frau Angela è anche questa. Quella che chiude le porte agli esseri umani e le spalanca agli ingredienti esotici.
La carne, in mille versioni e varianti fa la parte del gigante in ogni proposta. Più rossa che bianca. Quanto di produzione locale sia non è dato sapere, ma certo è che viene da pensare che il ristorante Ontario che propone cucina canadese e l’Ayers Rock che la propone australiana per le materie prime non si riforniscano a chilometro diecimila!
Esclusa quindi l’impronta tradizionale e locale nel senso stretto del termine di queste cucine esotiche s’intuisce che trattasi solo di scimmiottature, meglio allora orientarsi su qualche nazione geograficamente più vicina dove almeno le materie prime possano giungere a stretto giro di corriere….

Alla ricerca della Dredsa perduta ci si trova in…Svizzera!

Desda locale

la Svizzera a Dresda

Ed è così che mi siedo all’Ederweiss attratta – e qui la mia anima mitteleuropea emerge – dalla musichetta di odler in sottofondo e dal sorriso a trentadue denti del ragazzone in costume tirolese che accoglie.
Menù ricchissimo, anche troppo che tende a disorientare con le sue paginate di piatti similar-tedeschi – del resto quello cerca il turista – e le offerte della casa. Ovvero svizzere.
I prezzi? Anche lì basta capire e saper leggere. Ovvio che una zuppa di verdura sciaquapancia costi poco (anche troppi 4,50 euro) e un bel piatto di selezionatissimi formaggi elvetici in fondue con accompagnamento di Ratatuille sfiori i 50 euro.
Scelgo di provare la carne svizzera e di farlo nella maniera più autentica possibile optando per un piatto di manzo grigliato nel suo bacon affumicato di fattoria passato nel vino rosso e accompagnato da un contorno di piccole patate, carote, funghi ed erbe di montagne.
La presentazione non è il massimo, e del resto a queste latitudini poco interessa la forma, ma nella terrina scura che tende ad appiattire il tutto i sapori sono ben bilanciati.
Manzo con frollatura e cottura giusti che sorprende in contrasto con la croccantezza del bacon e un finale deciso dato dalla salsa vinosa e le erbette di montagna dal finale dolcemente amaro. Ottimo il misto di verdure freschissime e anche qui il tocco speciale delle erbette di montagna è sorprendente.
Da non sottovalutare poi che il piatto è fatto al momento e la lunga attesa lo conferma.
Sono andata a Dresda per parlare della cucina svizzera. Strano davvero, ma l’impronta local all’ombra della Frauenkirchen non c’è.
Capita in una città che profuma di pulito ma che cancella se stessa.

Nadia Fondelli