Diario torinese: dall’ inconfondibile penna di Enrico Zoi il racconto della sua visita all’elegante Torino

Arrivo a Torino, Stazione Porta Susa. È l’ora di pranzo del 2 giugno, ma non c’è tempo per mangiare.Il giorno si consuma tra la pioggia, l’ascesa alla maestosa Basilica di Superga con i suoi salottini reali un po’ anonimi, la cripta ridondante di decorazioni, in cui però si respira la storia italiana, e, infine, le lacrime inattese e improvvise al cospetto del luogo in cui il 4 maggio del 1949 si schiantò l’aereo che avrebbe dovuto riportare a casa il Grande Torino. I luoghi a volte parlano trasmettendo energia e l’emozione, in questi casi, non è mai a fior di pelle, ma è interna, viscerale, profonda. La stessa impressione che qualche anno fa provai a Stazzema.13307346_10208332748388263_7079776140566823423_n

Il 3 giugno ubriacatura di cinque ore nel Museo del Cinema, dentro la Mole Antonelliana. Roba che se prima adoravo i film, ora… anche di più! Io avrei dato più spazio a Stanley Kubrick, ma va benissimo pure così. Panorama dall’alto della cupola viziato dal tempo non eccezionale. Comunque bello: stile Torrazzo di Cremona, però più grande. Da capitale. Pranzo da Eataly discreto ma un po’ caro, alleviato dall’ottimo e obbligatorio bicerin alla Farmacia del Cambio di Piazza Carignano, di fronte al Museo del Risorgimento. Poi la ressa ad aggiudicarsi un’audioguida funzionante al Museo Egizio, poi abbandonata per seguire il percorso che si presentava benissimo anche da solo. Galleria dei Re esaltante. Singolare il raffronto tra i plurimillenari sarcofagi di quel popolo particolare e noi bipedi attuali, in una mano l’audioguida e nell’altra lo smartphone: schizzate Galleria dei re museo egiziomonadi propense al selfie. Me compreso, naturalmente.

Chiude la serata la cena alla trattoria Casa Martin: nido della quaglia, ovvero tartare di salsiccia di Bra con uovo di quaglia, e gnocchi d’l Mel crema di cavolfiore, guanciale e pepe nero…

Diario torinese terzo giorno, 4 giugno, inizia con una colazione rock a base di brioche vegana e buon caffè al Gran Piemonte Coffee Wine Bar di via Milano, dalla signora Caterina, che il giorno prima proponeva Like a Rolling Stone e i Doors. Oggi The Boss. Dal profano al sacro il passo è oggettivamente breve. È così che arriviamo al Museo della Sindone attraverso le strade che solo poche ore prima pullulavano di giovani, aperitivi e blues. Ci mettono a sedere in una saletta da cinema parrocchiale dove un filmato spiega il noto sudario. Nel museo scopriamo per caso e per nostra follia (non per le indicazioni di visita) che forse il volto del Mandylion di Edessa (in sostanza, un’altra Sindone, o forse la stessa, non è chiaro) è quello di un avo di Anonymous! D’altronde, Torino è città anche di ipertesti, come rivela, tra le altre testimonianze, l’ottagonale e massonica Real Chiesa di San Lorenzo, in Piazza Castello: a proposito, vogliamo parlare delle otto facce del diavolo che ne formano la cupola?13321980_10208334727797747_3453830833490049597_n

La Focacceria Ligure di Piazza Castello restituisce, come ci si aspetta, una focaccia ligure, che però, a detta di mia moglie, ha ben poco di focaccia ligure, comunque per fortuna è davvero buona. Il Parco del Valentino, tra stand in allestimento e improbabili ritratti di Frank Zappa alle basi dei lampioni, è più un omaggio a mio padre che altro: il grande Manrico (così, stile Trovatore di Verdi, si chiamava il babbo) me ne aveva parlato a lungo perché tanto gli era piaciuto. Il confronto odierno però non regge l’atmosfera del dolce ricordo paterno. Una visita in ogni caso la merita.

Castello_Valentino_2Entriamo poi nel borgo (finto) medievale. Come Grazzano Visconti, come San Marino, gradevole falso d’autore che ci lasciamo alle spalle grazie al battello sul Po. Indi… piove senti come piove Madonna come piove senti come viene giù! Benedetto sia chi ha inventato i portici a qualunque latitudine…

I Kansas e gli splendidi Pink Floyd di Hey You sono la colonna sonora della colazione rock di domenica 5 giugno, sempre da Caterina: inizio alla grande! Entriamo nel Palazzo Reale e naturalmente il mio cervello pesca dall’inconscio Vivo da re, dei Decibel. Ovvero, quando Enrico Ruggeri era giovane e scapestrato. Poi la metamorfosi: i maestosi ambienti degli appartamenti reali, ivi comprese la sala e la tavola della firma dello Statuto Albertino, dalla musica volgono al cinema. BicerinPatologia filmica grave la mia? La sala da ballo mi porta all’Overlook Hotel di Shining, dell’Armeria mi ispirano le lame alla Kill Bill, mentre, quando dai giardini il mio sguardo cattura una mongolfiera, vedo già Phileas Fogg e Jean Passepartout del Giro del mondo in 80 giorni. Ovviamente penso al film con David Niven e Cantinflas! Cos’è? Crisi d’astinenza? Dopo la ricca Galleria Sabauda e un trancio di pizza colto quasi al volo nella centrale Via Garibaldi, chiusura pirotecnica sempre da Caterina: caffè al ginseng con Imagine, Break on through e Walk on the Wild Side… Du dudù dudù duddudù dudù dudù duddudù… e poi Italo e Firenze…
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Enrico Zoi