Civita_9 copiaNon c’è la nebbia quando Civita di Bagnoregio (http://www.civitadibagnoregio.it) ci accoglie. D’altronde, anche in un’estate insolita come questa del 2014, l’umido abbraccio tipico della Pianura Padana non è fenomeno usuale per i paesaggi del Viterbese.Dicono, testimoni oculari e cartoline, che la città che muore, come la battezzò lo scrittore Bonaventura Tecchi (http://www.treccani.it/enciclopedia/bonaventura-tecchi) con una verità per fortuna solo parziale (benché l’erosione costituisca un serio problema), sia ancor più affascinante quando la vallata di calanchi, che incornicia l’emergenza su cui essa sorge, è nascosta da un manto di nebbia sul quale Civita galleggia, sorta di Mont Saint Michel dell’Italia centrale. Ma pure così, nell’aria tersa di una mattina estiva, il colpo d’occhio da Bagnoregio è eccezionale.

Civita-vistaIl paesaggio è geologicamente impressionante: un sistema di argille che si sfalda e libera i fianchi tufacei del piccolo borgo. E la sua posizione è peculiare sotto l’aspetto strategico-difensivo, essendo un castrum di guardia tardo-antico-etrusco-romano che del castrum conserva intatta la struttura urbanistica: si entra dalla Via Decumana, che attraversava gli accampamenti da ovest a est, e dalla piazza centrale partono tutti i cardini che raggiungevano gli acquartieramenti delle truppe.

Civita-paese-Civita è un centro preistorico, preetrusco, romano e altomedievale, poi medievale, poi rinascimentale, fino al terremoto del 1738, ed è la patria di San Bonaventura. Un centro al quale si accede solo a piedi grazie a un ponte in cemento armato. Al suo interno, pur trovandosi alcuni residenti, bar e trattorie, il tempo si è come fermato, a ricordarci il suo passaggio, e trionfano, all’occhio curioso e interessato del visitatore, le liete sorprese.

A cominciare dalle case, dalle viuzze, dai tanti gatti, dal proliferare di frantoi ipogei che, come percorsi labirintici verso il cuore della terra, si rivelano testimoni di una fiorente attività, ma anche custodi di ulteriori scoperte: in un frantoio, trasformato in piccola, spartana osteria, abbiamo gustato ottime bruschette al tartufo, alla lonza e al formaggio locale, un pasto frugale la cui dimensione fiabesca ci ha poi condotto, quasi per mano, a scovare un altro frantoio, indicato come La Casa di Geppetto.

Civita_ particolare

Perché Civita è uno dei paesi di Pinocchio. Qui, a sottolineare la magia del luogo, la Rai ha scelto di ambientare la fiction televisiva dedicata nel 2009 al burattino di Carlo Collodi (http://www.pinocchio.it/fondazione-carlo-collodi-c3) da Alberto Sironi, già regista del Grande Fausto (Coppi) e del Commissario Montalbano dove Pinocchio ha il volto inglese di Robbie Kay e tra gli altri personaggi riconosciamo Alessandro Gassman, Bob Hoskins, Luciana Littizzetto e Violante Placido.

Civita_piazza copiaTante sorprese davvero nel cuore antico di Civita, dove, durante la visita, è stato bello ritrovarsi in mezzo al pacifico esercito di una branca di Lupetti Scout di Roma impegnata nella rituale caccia al tesoro: sciami di cuccioli d’uomo che hanno colorato di azzurro il borgo con la stessa grazia della Danza della Fata dei Confetti del Walt Disney del primo Fantasia. Oltre le mura, si schiude al nostro sguardo la splendida vista dei Ponticelli, enormi muraglioni naturali in argilla, ultima eco di un’erosione millenaria.

Uscendo da Civita, riprendiamo la passerella per Bagnoregio (http://www.comune.bagnoregio.vt.it). Ogni tanto ci voltiamo e la location di emozioni del borgo antico ci saluta, dolce dissolvenza da film.

Articolo e foto di Enrico Zoi

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