copertina

I libri dei viaggiatori sono un’autentica fabbrica di sogni. Nessun altro tipo di libro può darci così tanto e farci viaggiare in mondi a noi sconosciuti facendoci “vedere” con la loro vista. Sì, perché ogni scrittore, quando descrive i luoghi che attraversa, lo fa con il suo sentire, scoprendo nuovi lati delle cose, lati che spesso a noi possono anche esser sfuggiti.

Il viaggio e la scrittura di viaggio sono quindi un passaporto per la fantasia, un invito a conoscere l’altro, ad esplorare a conoscere usi, costumi, profumi e sapori inaspettati. E non è un caso che in un momento di crisi come quello che il mondo sta attraversando, la vendita dei libri di viaggio stia registrando un segno positivo: la voglia di evadere e quella di libertà da una società che ci sta stretta stretta devono esserne la causa…

Ovviamente ogni lettore ha i suoi scrittori preferiti e uno dei miei è Paolo Ciampi: semplice, diretto e poetico nello stesso tempo, con un linguaggio quasi parlato anzi ragionato. Leggendolo sembra di stare dentro la sua testa.

Uno dei “viaggi” che ho fatto insieme a tanti suoi lettori è quello nel Baltico, insieme a lui e a suo figlio, il piccolo grande Ernesto. Anch’io mi sono beata di quei panorami, ho respirato l’aria salmastra, ho macinato chilometri in bicicletta, li ho seguiti nei loro ricordi personali e in quelli della storia. Per esempio sono stata a Hiddensee, “uno dei rari posti in cui dire che il tempo si è fermato non vi classifica immediatamente  come un dipendente dell’agenzia di promozione turistico o come un millantatore”, l’isola dove, appena sbarcate, trovate ad attendervi solo carri. Hiddensee, il paradiso dei cercatori d’ambra, “quel formidabile libro della natura” che Davide Federman definisce “ una capsula del tempo”.

La stessa capsula del tempo in cui mi ha condotto, pagina dopo pagina, Paolo Ciampi. Dai vichinghi, a Hitler alla DDR, passando per mille altri luoghi della memoria e della storia. Una capsula del tempo e un gioco in stile sliding doors assolutamente personale.

Mi è venuta voglia di vedere Rügen, mi è venuta voglia delle sue “bianche scogliere” che credevo prerogativa di Dover, mi è venuta voglia di mangiare un panino al pesce e di assaggiare il merluzzo al modo della Pomerania e, perché no, anche qualche salsicciotta con patatine fritte e ketchup ingurgitata da Ernesto.

Roberta Capanni

Le nuvole del Baltico. In bicicletta con mio figlio cercando il Nord Le non guide- Mauro Pagliai Editore