Alla Costa dei Trabocchi  arrivo per caso qualche anno fa. Una navigazione in internet per fissare le vacanze estive, la convinzione che nella nostra bella Italia ci siano ricchezze ‘della porta accanto’ e il gioco è fatto. Punto il dito, anzi il cursore, sull’Abruzzo e trovo questo splendido litorale, che – confesso la mia ignoranza – proprio non conoscevo.

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ph Enrico Zoi

 

Dieci minuti di web e subito la decisione di partire. Meta delle vacanze trovata e, oggi che vivo quell’estate nella dolce dimensione del ricordo, sono pronto a parlarne, forte della consapevolezza che vi sono almeno cinque buoni motivi per consigliare la Costa dei Trabocchi:

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ph Enrico Zoi

1 . Il primo sono proprio i trabocchi (o trabucchi), che non si trovano solo lì, ma che, in questa amena riva, sono così tanti e così belli che ci regalano, pur partendo dalla loro apparentemente semplice condizione di macchina da pesca, un paesaggio marino che è arduo scordare. Uno di quei casi virtuosi in cui l’opera dell’uomo completa quella della natura in una felice combinazione di industriosità umana e architettura sostenibile, capace di affascinare anche Gabriele D’Annunzio, il quale, nel Trionfo della Morte, così descrive il Trabocco del Turchino di San Vito: «Dal promontorio destro, sopra un gruppo di scogli si protendeva un trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simili ad un ragno colossale». Sapere che a luglio di quest’anno il ragno dannunziano è crollato, proprio alla vigilia dell’inizio dei lavori di restauro, mi riempie di tristezza, ma mi spinge a consigliare ancora con più forza una visita nella zona.

SanVitoChietino_42 .Ed ecco il motivo numero due , in questa zona i paesi sono accoglienti ed educati. Ne scelgo due sui tanti. Uno è San Vito Chietino nei cui paraggi ho alloggiato: il mare ai suoi piedi e un lido moderno e frequentato, una parte alta che sembra un salotto e dove è davvero piacevole salire a sera per frescheggiare e, guardando l’orizzonte dello specchio d’acqua salata che si confonde con il cielo e con la notte, immaginare l’immaginabile e l’inimmaginabile della condizione umana. L’altro è Ortona, con il bellissimo Castello Aragonese, le storie e le leggende religiose e, arrivando in un giorno di mercato, la giostra di colori, persone, profumi, mercanzie e suoni che mi balza incontro, come i cipressi della Bolgheri cantata da Giosuè Carducci.

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Ph Enrico Zoi

3 .Il terzo motivo è la gente di qui, che sa essere amica e discreta, ospitale e gentile, consigliera e affettuosa: le colazioni fatte in casa del Bed and breakfast I Trabocchi  non si possono proprio dimenticare!

4 .Restiamo in ambito alimentare con il quarto motivo: la cucina di terra e di mare (Oscar per le fritture!) e, soprattutto se ci andate intorno a Natale, ‘Lu cellepiène’, il dolce caratteristico di San Vito Chietino: farina, vino bianco, olio extravergine di oliva, zucchero e marmellata d’uva con le bucce.Una bontà!.

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ph Enrico Zoi

5 . Il poker lo raggiungiamo partendo dalla mia classica voglia di ‘zingarare’, non alla<em> Amici miei</em> però! Per me conoscere un luogo significa infatti anche deviare e spostarsi – pure non di poco – per raggiungere un’altra località della stessa regione, ma profondamente diversa: il quadro si completa (talora si complica!) collegando i vari punti di vista, nella vita come nel viaggio. Così, un giorno ho lasciato San Vito Chietino e i suoi trabocchi e – non senza una visita, sempre sul mare, alla splendida Abbazia di San Giovanni in Venere, antichissimo luogo di culto pagano precristiano, poi monastero dal 540, con tutte le evoluzioni successive che lo hanno condotto all’attuale versione – mi sono diretto verso l’interno. Destinazione: Alfedena e il Lago della Montagna Spaccata. Detto così, sembra un toponimo di Topolino (almeno questa è l’impressione che mi ha fatto al primo impatto!): in realtà è semplicemente un piccolo lago artificiale in provincia dell’Aquila, a mille metri di altezza. Non ha niente di speciale, se non il suo modo di porsi poetico e, a dispetto dell’origine, molto naturale. Il che è già un miracolo in miniatura.

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ph Enrico Zoi

Si conclude così l’estratto emotivo del mio breve viaggio abruzzese. Se ne volete sapere di più, non vi consiglio un sito: andateci che è meglio! Tra l’altro, a Pescara, al Museo delle Genti d’Abruzzo, è visitabile fino al 31 dicembre 2014 la mostra fotografica Il tempo qui non vale niente di Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs (1923-1930). L’occasione è ghiotta!

 

Enrico Zoi